A cura della Dott.ssa Monica Monaco FIABOTERAPIA È una buona antica abitudine quella di narrare ai fanciulli storie in grado di coinvolgerli in “viaggi con la fantasia” che, oltre a rappresentare delle affascinanti attività ricreative, possono essere opportunamente trasformate in strumenti di educazione e persino di “terapia” volta alla risoluzione di problemi comportamentali ed emozionali. I racconti e le novelle di fantasia, adottati secondo le modalità operative della cosiddetta “fiaboterapia”, possono far crescere le abilità immaginative e di comprensione della vita quotidiana, ma possono anche sostenere lo sviluppo di alcuni aspetti importanti della personalità e aiutare a padroneggiare degli stati emozionali nuovi che, in alcuni momenti della vita, possono creare paure, chiusure, regressioni, tensioni, malesseri interiori e anche dei comportamenti poco adattivi che nascondono tentativi di fronteggiare i vissuti più difficili. Il linguaggio di fiabe e favole tuttavia non è un mondo riservato solo ai più piccoli, ma si pone piuttosto come un universo simbolico in cui è possibile scoprire l’esistenza di una porta di accesso sempre aperta, in cui non esiste un limite di età per addentrarvisi traendo, in qualunque momento, innumerevoli stimoli e benefici per il proprio benessere e la propria crescita interiore. Il potere terapeutico della fiaboterapia La fiaboterapia è una tipologia specifica di biblioterapia costituita da un sistema di strumenti e procedure che mirano a favorire la crescita e a migliorare la salute. Essa adotta metodi narrativi e di lettura di scritti basati sulla fantasia in cui si parla di personaggi umani o anche di animali, di oggetti e persino di vegetali che vengono dotati di una “vita” e di una storia dal narratore. La terapia delle favole si avvale pertanto del linguaggio simbolico delle storie tradizionalmente rivolte all’infanzia e adotta l’ascolto e le riflessioni sulle narrazioni, nonché delle ricostruzioni individuali o di gruppo di trame, allo scopo di favorire una corretta e profonda assimilazione del materiale letto oppure di creare delle personalizzazioni in relazione alle necessità specifiche dei partecipanti e del contesto. La narrazione di storie immaginate, che può includere fiabe, favole, miti, leggende e altre storie di folclore che si prestano potenzialmente per affrontare un tema, assume un valore importante dal punto di vista pedagogico e psicologico. Una delle principali potenzialità di questo metodo è costituita dalla possibilità di comprendere o modificare aspetti che riguardano il concetto di tempo trasformando gradualmente alcuni vissuti interiori del rapporto con esso. La fiaboterapia consente infatti, fin dalle più tenere età, di “spostarsi” nella linea del tempo rendendo possibili numerosi obiettivi. Attraverso questi “movimenti mentali”, infatti, si apre una finestra sul passato che permette di mettere a fuoco problemi e soluzioni di civiltà molto differenti da quella attuale, creando uno strumento per il confronto con il presente e per comprendere le differenze rispetto ad alcune abitudini e modi di vivere moderni. Questo paragone diviene molto importante perché, attraverso la conoscenza e la comprensione di metodi e tempi di risoluzione di problemi del passato, si può insegnare a sviluppare la capacità di “attesa” e di posticipazione, abilità cognitivo-emotive spesso difficili da accrescere nell’attuale contesto sociale per via della velocità delle attuali comunicazioni e transazioni. La fiaboterapia può consentire anche di rispecchiare il tempo presente attraverso racconti vicini alla realtà attuale individuale o collettiva che consentono di mostrare come alcuni problemi personali siano problemi universali, con il risultato di alleviare il senso di solitudine che si prova quando si è coinvolti in alcune difficoltà e, al contempo, di fornire prospettive diverse al proprio problema, possibili pensieri e reazioni differenti e più utili per giungere ad una soluzione. Il racconto che conduce nel mondo della fiabe e di altre storie di fantasia sviluppa anche le capacità di visualizzare il futuro, proiettandosi in avanti in rapporto a determinate condotte che gli “attori” possono mettere in atto e imparando a prevedere i diversi finali che possono nascere dalle alternative comportamentali agite. Più in generale, la fiaboterapia consente di fornire alcuni stimoli educativi e psicologici che possono essere adottati, in base alle necessità, a scopo preventivo o riabilitativo. Essi derivano dalla possibilità di incoraggiare: • l’immaginazione e la fantasia; • la narrazione di problemi umani riflettendo su pensieri ed emozioni; • lo sviluppo di valori morali; • l’acquisizione di capacità di comunicazione e relazionali; • l’acquisizione di abilità emotive fondamentali, quali il riconoscimento e la gestione di stati interiori in relazione al contesto e agli eventi. Dal punto di vista strettamente terapeutico e del supporto a problemi psicologici e comportamentali, la fiaboterapia è una potente risorsa per: • consentire di parlare in modo impersonale o graduale di alcuni problemi personali, abbattendo gentilmente le difese; • consentire di conoscere meglio e comunicare vissuti emozionali repressi e inespressi; • fornire alternative di pensieri, emozioni e comportamenti in situazioni in cui sono presenti malesseri o disadattamenti. Più in generale la fiaboterapia consente di usare l’immaginazione in modo positivo, trasformandola da evasione o distorsione della realtà in strumento in grado di generare nuovi vissuti, immagini mentali e comportamenti e di creare alternative positive e più adattive in rapporto alla realtà. Dalla narrazione alla fiabazione Il potenziale “terapeutico” può essere racchiuso nelle fiabe e in altri simili racconti di fantasia attraverso la strutturazione in tre fasi. 1) In un primo momento di “riscaldamento” viene presentato un tema o un problema che mira a catturare l’interesse, motivando attraverso la sua trama che può essere resa simile alla storia che riguarda l’ascoltatore-lettore. In questo modo è possibile “far entrare dentro la storia” attraverso dei naturali processi di identificazione, pur mantenendo un distacco che consente di vivere con un certo controllo emozionale gli eventi raccontati. In questa fase non è necessario né consigliabile che la trama reale e la trama immaginaria del problema che si vuole affrontare siano sovrapponibili interamente, quanto che possano esserci delle somiglianze nei vissuti e nelle difficoltà sperimentate. 2) Nel secondo stadio si entra nel vivo della fase “emozionale” ossia nel momento centrale della narrazione in cui è possibile amplificare il “lavoro” agito sugli stati interiori, liberando eventuali emozioni che si teme di manifestare e favorendo la comprensione di quei “vissuti senza nome” che possono essere conosciuti attraverso i personaggi. 3) Infine, nella terza ed ultima fase, quella “risolutiva”, le narrazioni fiaboterapeutiche giungono al termine della storia attivando prospettive per la soluzioni di problemi quotidiani, diventando veri e propri esercizi di problem solving che, per essere davvero efficaci, devono portare ad una risoluzione anche emozionale e profonda delle difficoltà oltre che ad una apertura alla revisione dei pensieri e dei comportamenti. Naturalmente, come accade in tutti i cambiamenti, l’apertura di una nuova prospettiva alla realtà richiede un certo tempo per essere assimilata e per consentire un vero e proprio cambiamento che deriva da un nuovo equilibrio interiore tra pensieri, emozioni e comportamenti. Per tale ragione la fiaboterapia spesso richiede più interventi per consolidare i risultati attraverso un graduale cambiamento profondo che consente di eliminare contrasti e dissonanze create dai nuovi elementi subentrati. Le tre principali metodologie di fiaboterapia, che possono essere integrate tra loro, sono: - la lettura autonoma di fiabe costruite con una struttura potenzialmente terapeutico-educativa; - la fiaboterapia interattiva; - la fiabazione, cioè la narrazione fiaboterapeutica attuata dai destinatari degli interventi in modo guidato allo scopo di giungere alla elaborazione positiva di un tema-problema. Generalmente la lettura di una fiaba, per quanto ben costruita, non andrebbe mai lasciata ad una spontanea interpretazione ma dovrebbe essere guidata attraverso domande e dialoghi volti a favorire la piena comprensione degli eventi e dei vissuti dei personaggi. Questa fase di riflessione e pensiero guidato è volta a raggiungere gli obiettivi di cambiamento che ci si propone e talvolta può essere svolta in modo semplice attraverso esercizi proposti in appositi testi. La costruzione guidata di una fiaba o favola invece viene preferita quando non è disponibile una fiaba adatta a proporre un tema-problema da affrontare in forma simbolica oppure quando la soluzione non è adatta alla situazione reale o alla personalità dell’ascoltatore, ma anche quando si desidera favorire l’espressione naturale dei contenuti del proprio mondo interiore a scopo di diagnosi o anche di abreazione emozionale. Nella fiaboterapia i materiali che possono essere adottati vengono scelti in funzione della tipologia di attività che si intende svolgere. Più precisamente si possono adottare: • libri tradizionali di fiabe, favole e altri racconti per bambini; • libri accompagnati da elementi scenici; • audiolibri di fiabe sonore; • • video di cartoni animati; • • film-animazioni; • marionette o pupazzi per mettere in scena storie. Tra le tipologie di storie che è possibile scegliere si ritiene che quelle più efficaci siano quelle che coinvolgono animali o personaggi non umani, dal momento che esse consentono di far vivere l’identificazione in modo meno consapevole, riducendo eventuali resistenze prodotte dal desiderio di non affrontare un problema. Le guide per crescere e guarire nel mondo delle fiabe La fiaboterapia ha il sapore del gioco simbolico e attraverso essa è possibile adottare sia storie emblematiche educative che terapeutiche. Nel primo caso si introducono dei concetti e dei vissuti che possono essere utili in modo generalizzato per il particolare stadio di evoluzione dei destinatari. Attraverso le narrazioni è possibile aiutare a sviluppare alcuni concetti mentali e si possono creare dei modelli di realtà che sono utili per muoversi con maggiore sicurezza in nuove situazioni quotidiane. Quando invece si adottano delle metafore terapeutiche si offrono soluzioni nuove a problemi concreti o conflitti interni in atto. Nel caso di obiettivi educativi a narrare o a guidare la fiabazione possono essere tanto i genitori che altre figure educative. Ciò che va ritenuto costantemente importante è tuttavia la necessità di stabilire un rapporto entro il quale narrare: senza una base di fiducia e di comunicazione non è possibile attendersi un’apertura nell’ascolto o nella “costruzione” ed espressione di sé. È importante creare un clima aperto alle domande e alle considerazioni, ma anche un’atmosfera di prossimità emotiva che permetta di non sentirsi soli durante la narrazione. Per questa ragione si consiglia di curare anche la comunicazione attraverso il corpo e la voce, evitando barriere tra narratore e ascoltatore e trovando una disposizione spaziale che consenta di percepire che si sta condividendo qualcosa insieme. Se si desidera adottare un racconto per una particolare finalità legata a problemi attuali è importante stabilire prima una abitudine a condividere la narrazione e, solo dopo alcune esperienze centrate su altri temi, è consigliata l’introduzione di una storia sul tema-chiave. È possibile far precedere il momento della lettura da un rituale di rilassamento che favorisce l’apprendimento di quanto si sta per approfondire o in modo da iniziare una vera e propria modalità di narrazione basata sulla visualizzazione ad occhi chiusi. Una regola fondamentale è quella di rispettare i tempi di attenzione, pertanto in taluni casi occorre considerare la necessità di dividere la narrazione in più momenti, riprendendo da una breve sintesi della precedente lettura. Per raggiungere obiettivi di cambiamento e di aiuto più complessi occorre invece affidare la narrazione ad esperti con una preparazione adeguata in base al tipo di problema da affrontare, in grado di supportare eventuali manifestazioni emotive inaspettate e di personalizzare, se necessario, parti della narrazione o esercizi di riflessione. Riferimenti bibliografici - Kast V., 1995, Folktales as Therapy, New York: Fromm International Publishing Corporation. - Mills J., Crowley R., 1986, Therapeutic metaphors for children and the child within, Brunner-Mazel, NY. - Monaco M., 2009, Corso di fiaboterapia, Accademia Menteviva. - Oliviero Ferrarsi A., 2005, Prova con una storia, Fabbri editori. - Santagostino P., 2006, Guarire con una fiaba e usare l’immaginario per curarsi, Feltrinelli Guarire con una fiaba, | |||
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Quante volte abbiamo paragonato la nostra vita ad un romanzo, o all'intricata sceneggiatura di un film... abbiamo desiderato tuffarci fra le pagine del nostro libro preferito per diventarne il protagonista principale, l'eroe che con prodigiosa forza d'animo supera ogni difficoltà; quante volte avremmo voluto entrare magicamente nello schermo mentre il nostro film illuminava la sala, ma proprio sul finale abbiamo capito che VIVERE è meglio che SOGNARE...
On the Book
PoesieRacconti.it
giovedì 7 luglio 2011
Fiabe e benessere
domenica 3 luglio 2011
ORIGINI DELLA MUSICOTERAPIA

LE ORIGINI DELLA MUSICA COME TERAPIA
In tutte le culture dell'antichità musica e medicina erano praticamente una cosa sola. Il sacerdote medico (lo sciamano) sapeva che il mondo è costituito secondo principi musicali, che la vita del cosmo, ma anche quella dell'uomo, è dominata dal ritmo e dall'armonia. Sapeva che la musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale, che procura benessere e che nei casi di malattia può ricostituire l'armonia perduta.
Anche Platone ed Aristotele furono, oltre che pensatori e filosofi anche dei musicologi e musicisti convinti che le arti del ritmo contribuissero a migliorare la calma interiore, la serenità e la morale.
Il pensiero platonico poggiava su cinque costanti:
- II mondo è costituito secondo principi musicali;
- La musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale dell'Io;
- La vita intera dell'uomo è dominata dall'armonia e dal ritmo;
- Una giusta educazione musicale può garantire la formazione del carattere;
- La filosofìa è l'espressione più alta della musica.

Aristotele affermava che la musica possiede la caratteristica di migliorare la morale, ha un potere liberatorio, alleviante e catartico delle tensioni psichiche.
Per Pitagora erano tre gli orientamenti della musica:
- di adattamento : la musica deve adattarsi alla personalità dell'individuo, nel contempo l'individuo deve saper lentamente adattarsi a musiche diverse e lontane dalla sua personalità accettandole.
- di cambiamento : la musica può modificare lo stato d'animo profondo dell'individuo, consentendogli una maggiore accettazione di sé ed un maggiore uso delle proprie capacità epossibilità.
- di purificazione : la musica può liberare l'anima e il corpo dalle tensioni giornaliere.
Nella cultura cinese appare intorno al terzo millennio A.C il primo libro di medicina, che è contemporaneamente un libro di musica, dove viene indicata la struttura della prima scala pentatonica.
Nel nostro medioevo i depositari sia della scienza medica, sia della musica, sono i monaci. Significativo è l'esempio di Nokter Balbulus , monaco, terapeuta e musicologo nella abbazia di SanGallo in Svizzera. L'uso del flauto come mezzo terapeutico nella stessa epoca era già conosciuto dagli arabi che lo usavano per curare i disturbi mentali.
Con il Rinascimento in Europa prende vigore l'influsso laico nelle scuole di Salerno e Montpellier. Arnaldo da Villanova crea la nozione di simpatia universale, stabilendo i rapporti di vibrazione che si creano tra i corpi sonori, tra i quali quello umano.
Nella stessa epoca molti medici sono convinti che imparando a suonare qualche strumento musicale, la loro capacità di ottenere guarigioni si affini e si sviluppi.
Il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del 1700 a cura di un medico musicista londinese, Richard Brockiesby . Il suo volume fece il giro d'Europa sollevando interesse ed anchescetticismo.S. Porgeter fu uno dei primi medici a capire la necessità di una conoscenza molto approfondita della scienza Musicale per applicarla con successo nella cura di certi disturbi mentali.
Nei secoli successivi le osservazioni intorno ai poteri dei suoni e della musica sulla mente e anche sul corpo umano si moltiplicano. Si incominciano a scoprire relazioni tra ritmi corporei e ritmi musicali, fra pulsazioni e battute musicali, tra ritmo del respiro e ritmo musicale.Louis Roger esaminò in modo critico gli effetti della musica sul corpo; Hector Chamet pubblicò l'opera dal titolo Effets et influence de la musique sue la sante et sur la melodie , in cui riportava una ricca casistica di terapie musicali.
Karl Strumpf in Germania, verso la fine del 1800 studiò la nozione di psicologia del suono e mise l'accento sull'impatto sonoro vissuto da chi ascolta la musica. Era la base degli studi della musicoterapia moderna che si differenza da quella antica perché non si basa più su nozioni empiriche o rituali, ma su studi scientificamente testabili, ciò sottintende esperienze cliniche e biologiche serie.

sabato 25 giugno 2011
Star bene recitando...
TEATROTERAPIA, IL BENESSERE IN SCENATEATROTERAPIA | A cura di Monica Monaco |
Molte attività creative e artistiche consentono di sperimentare aspetti di sé stessi altrimenti difficilmente conoscibili e vivibili. Una delle cosiddette forme di “arteterapia” applicabile in contesti anche molto semplici a tutte le età, è la teatroterapia, che utilizza le potenzialità del “gioco delle parti” per sostenere interventi di prevenzione del benessere, di educazione, di integrazione e di cambiamento. Le possibilità offerte dalla creazione e dall’interpretazione di ruoli, competentemente combinate alle conoscenze e competenze delle scienze psicologiche, consentono di creare percorsi di riabilitazione e programmi in grado di consentire di sostenere la cura della mente. In tal modo, attraverso la messa in scena di parti profonde dell’identità individuale, la teatroterapia consente di superare periodi di disagio, di sviluppare le proprie risorse interiori e di accedere a risorse fondamentali per la propria salute e per il proprio equilibrio interiore, aprendo nuove vie ad esperienze di trasformazione e di guarigione.
LE FUNZIONI TERAPEUTICHE DELLA RECITAZIONE
Tradizionalmente la teatroterapia viene definita la messa in scena dei propri vissuti, nel contesto di un gruppo, con il supporto di alcuni principi di presenza scenica che derivano dall’arte dell’attore (Orioli W., 2001).
Ad oggi sono stati sperimentati molti approcci che possono guidare i percorsi di teatroterapia, ognuno dei quali tende ad attivare uno o più processi di crescita personale e di guarigione attraverso l’uso terapeutico della recitazione. Innanzitutto, l’interpretazione di un ruolo in scena può consentire di esperire delle parti di sé non quotidiane che ci si rifiuta di conoscere in prima persona, ma che possono essere vissute attraverso la dimensione sicura del “personaggio” che consente di sospendere temporaneamente le conseguenze delle proprie azioni pur consentendo di ascoltare i vissuti che il “rappresentare” può generare. Il teatro diviene, in tal modo, un gioco di ruoli e di sensazioni che, attraverso l’interpretazione di storie reali o fittizie, consente di esplorarsi.
In questo senso il teatro assolve alla funzione terapeutica che nasce dal consentire la piena espressione e realizzazione di se stessi, superando pregiudizi e stereotipi, accogliendo dolcemente parti rifiutate della propria storia o di se stessi che possono essere rimesse in scena nella finzione e reincastrate nel proprio mondo interno. Dopo aver creato un luogo protetto di rappresentazione delle parti più intime di sé una persona può scoprire e ristrutturare la propria personalità attraverso il personaggio, lasciando cadere le maschere e accedendo alla propria vera identità, a ciò che può sentire di essere, trovandosi nei panni di ciò che nella quotidianità non è e non riesce ad essere.
La teatroterapia, in questo senso, è un aiuto per comprendere meglio “chi si è” e “cosa si desidera essere una volta liberi da vincoli sociali”.
L’approccio teatroterapeutico consente altresì di agire ciò che non si può esprimere a parole o che non sarebbe ugualmente liberatorio raccontare, consentendo un’“abreazione scenica" che può coinvolgere eventi vissuti nel passato che possono essere simbolicamente ripercorsi e trasformati attraverso l’improvvisazione che rende possibile riscrivere e trasformare una sceneggiatura, cambiando dettagli comportamentali e sfumature emozionali anche più volte.
Inoltre, il contesto protetto del palco permette di imparare nuove reazioni cognitive e comportamentali sperimentando un altro “ sé ” in situazioni temute che possono essere affrontate, attraverso la drammatizzazione, seguendo percorsi graduali di desensibilizzazione in grado di insegnare a comprendere le proprie reazioni disfunzionali e di allenare, nella finzione scenica, nuove risposte psicofisiche adattive e efficienti.
Gli obiettivi che è possibile raggiungere dipendono dalle tecniche adottate che possono essere scelte e utilizzate secondo accorgimenti professionali specifici connessi alla formazione del conduttore e alle tappe attraverso cui, in relazione al proprio approccio, egli decide di programmare il percorso per la realizzazione degli obiettivi a cui aspira.
La condizione fondamentale perché qualsiasi obiettivo della teatroterapia possa essere raggiunto è che venga creato un clima di gruppo in cui si favorisce la libertà di espressione di sé, la rinuncia al giudizio verbale e non verbale, in modo che possa essere intrecciata un’autentica comunicazione interiore e una possibilità di relazionarsi con gli altri partecipanti.
La partecipazione ad un gruppo di teatroterapia può essere efficacemente sperimentata anche da parte di chi non ha mai fatto esperienze teatrali di alcun tipo, dal momento che l’accento non è centrato sulla tecnica ma sulla possibilità di comunicare e di esprimersi creativamente attraverso i linguaggi teatrali.
TRE PROCESSI PER RENDERE IL TEATRO UNA VIA PER IL BENESSERE
Nella teatroterapia si possono tradizionalmente isolare tre momenti fondamentali, ognuno dei quali ha degli obiettivi generali che in realtà vengono ulteriormente definiti anche in base all’approccio specifico adottato.
Nella tradizionale denominazione si distinguono:
1) Processo primario pre-espressivo che mira a sciogliere paure e resistenze e si basa sul coinvolgimento in esperienze pre-espressive che permettono all’attore-paziente di prendere coscienza di sé a partire dalla comunicazione globale che comprende in modo profondo anche il corpo e la voce. In questa fase si sperimentano spesso esercizi di movimento, di contatto, di vocalizzazione o di narrazione centrati sull’esplorazione senza forma. In alcuni approcci questa è la fase in cui vengono apprese delle tecniche di ascolto delle proprie emozioni, di consapevolezza dei propri pensieri e dei propri movimenti nello spazio scenico.
2) Processo secondario espressivo che è finalizzato alla costruzione del personaggio che permette di comunicare parti dell’interprete. Si tratta di una fase di improvvisazione e di scelta di aspetti di sé a cui dare attenzione e un “linguaggio”. In questa fase si sperimentano uno o più ruoli attraverso esercizi-guida che possono riguardare la costruzione di maschere, l’interpretazione di oggetti, di animali o lo sviluppo di temi suggeriti dal conduttore o dai partecipanti. In alcuni casi in questa fase vengono selezionati copioni tratti da opere esistenti (trame, poesie, ecc.), oppure si sperimentano alcuni ruoli modificando parti preesistenti e creando dialoghi e movimenti di scena personalizzati dagli attori-pazienti.
3) Processo terziario post-espressivo che mira ad integrare azioni e testi prodotti in un allestimento scenico, mettendo insieme, cucendo e dando un senso di gruppo alle improvvisazioni. In questa fase si analizzano i vissuti e si razionalizza sui processi avvenuti in precedenza, cambiando ciò che si desidera cambiare in vista dell’obiettivo di una rielaborazione condivisa. In questa fase si analizza con distacco il personaggio, diventando osservatori esterni e registi di se stessi, un lavoro che permette di definire dettagli attraverso un percorso che risponde al bisogno e alla possibilità di mettere in relazione mondo interno e mondo esterno.
LA SCELTA DEL RUOLO
Esistono diverse opzioni che riguardano la scelta di un ruolo che generalmente viene affidata alla spontaneità o, se utile, facilitata dal conduttore che può inserire dei temi, delle trame, degli stimoli o dei personaggi specifici.
La scelta di un personaggio che ha elementi di somiglianza con la storia o la personalità dell’attore che lo interpreta può essere un valido aiuto per avvicinarsi ad esperienze vissute e non risolte che possono essere riviste da prospettive emotive diverse, talvolta in forme paradossali come la commedia o come il mimo.
L’interpretazione di ruoli fantastici ideali, lontani dalla propria quotidianità, può essere un valido aiuto per la scoperta di parti di sé nuove, mai osate, talvolta ritenute impossibili da sperimentare nella semplicità delle proprie esperienze quotidiane.
Recitare i propri nemici, identificarsi temporaneamente con personaggi che rappresentano ruoli che nella realtà sono criticati e considerati lontani dal proprio modo di essere, rappresenta un metodo per aumentare le capacità di empatizzare, per dare l’occasione di “mettersi nei panni dell’altro” e di scoprire tutte le sfaccettature di un modo di vivere diverso dal proprio, vivendo allo specchio alcune dinamiche relazionali che sono state osservate sempre dal punto di vista opposto.
CONTESTI DI APPLICAZIONE
L’utilità della teatroterapia a scopo preventivo ed educativo si riferisce alla possibilità di sostenere la crescita personale, la conoscenza e il potenziamento di parti di sé e della propria personalità. In questo senso questo metodo consente di perfezionare la propria comunicazione a tutti i livelli, superando tensioni mimiche e blocchi emotivi, allenando anche il non verbale e il paraverbale, pertanto è particolarmente consigliata a chi ha problemi di timidezza, difficoltà relazionali, disagio nell’esprimere il proprio parere, nell’affrontare esami o parlare in pubblico. Per la sua predisposizione a sostenere anche lo sviluppo della creatività, di abilità di memorizzazione, di possibilità di scaricare lo stress, il teatro con tale finalità è spesso adottato anche in attività rivolte a contesti aziendali e scolastici.
Le applicazioni teatroterapeutiche a scopo riabilitativo riguardano delle fasce sociali quali detenuti ed ex carcerati, tossicodipendenti, disabili e persone che hanno vissuto in modo prolungato problemi di carattere medico, quali tumori, o anche di tipo psicologico, come ansia, traumi e depressione. In tali casi lavora per la ri-costruzione del proprio ruolo e della propria identità, per l’integrazione di nuove esperienze di vita o parti di sé inaccettate, anche dopo che la persona ha effettuato un concomitante percorso terapeutico di altro tipo. In questa area di azione si collocano anche le esperienze teatrali rivolte ad anziani o a persone sole, che tendono ad aiutare a ritrovare nuovi stimoli per l’apprendimento ma anche per progettare momenti abituali di confronto sociale. La teatroterapia nell’anziano infatti è un ottimo strumento di supporto per mantenere attiva la memoria verbale e motoria, ma anche per sostenere l’umore e la fiducia in se attraverso occasioni che consentono di percepirsi ancora capaci di integrarsi all’interno di un’attività condivisa in gruppo.
Infine, la teatroterapia in ambito terapeutico agisce cercando di offrire delle possibilità di integrazione tra parti sane e parti malate, sostenendo e rinforzando il nucleo intatto dell’Io, anche in situazioni di nevrosi, di disturbi borderline o anche in forme di autismo. Naturalmente ogni tipo di problematica richiede la personalizzazione dell’intervento anche in relazione alle caratteristiche specifiche del gruppo di partecipanti.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Orioli W., 2007, Teatroterapia, Erickson.
Orioli W., 2001, Teatro come terapia, Macroedizioni.
Sue J., 1997, Dramatherapy: Theory and practice 3. Routledge, NY.
Lewis P., Johnson D. Read, 2000, Current approaches in Drama Therapy, Paperback.
Rubit J., 2006, Expressive and creative Arts Methods for Trauma survivors, Paperback.
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