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PoesieRacconti.it


sabato 30 luglio 2011

Premio Letterario " Ossi di seppia " - XVIII Edizione

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     Premio Nazionale di Poesia Inedita  

Ossi di Seppia 

XVIII Edizione




Scadenza iscrizione: 31 Ottobre 2011
Organizzato da:
Comune di Taggia

Indirizzo:
Via San Francesco, 441
18018 Taggia (IM)
E-mail:
Cellulare:
3290330557
Internet:
http://www.taggia.it
Indirizzo spedizione degli elaborati:
Segreteria del Premio “Ossi di seppia” – Via San Francesco, 441 – 18018 Taggia (Imperia)
Bando completo:
OSSI DI SEPPIA 2011 - POESIA.doc
Sezione A
Poesia inedita a tema libero
Tema:
libero
Copie:
Singola Copia ; I testi anonimi non dovranno contenere alcun segno di riconoscimento e saranno inseriti in busta anonima chiusa
Lunghezza:
libera
Opere ammesse:
da un minimo di tre ed un massimo di sei poesie inedite
Quote di partecipazione:
La partecipazione è completamente gratuita
Premi:
Le opere dei primi quattro autori formeranno una antologia che sarà pubblicata ad esclusive spese del Comune di Taggia
Premiazione:
03 Dicembre 2011
La premiazione è prevista per il mese di Dicembre 2011
Notizie sui risultati:
Riceveranno notifica soltanto i vincitori e gli autori segnalati dalla Giuria Tecnica
Giuria:
Lamberto Garzia, Claudio Damiani, Massimo Morasso
Altre note:
  • I testi anonimi non dovranno contenere alcun segno di riconoscimento. All’interno del plico contenente i componimenti dovrà essere allegata un’altra busta nella quale saranno inseriti i seguenti dati: Nome Cognome, luogo data di nascita, indirizzo, telefono e firma dell’autore, dichiarazione che l’opera è inedita e dati personali secondo quanto previsto dalla normativa sulla privacy e solo ai fini della manifestazione.
  •  
Tutti i risultati:
Premio Nazionale di Poesia Inedita Ossi di seppia XVIII Edizione
3° Premio Nazionale di Narrativa Inedita "Ossi di seppia" XVIII Edizione
Premio Nazionale di Poesia Inedita "Ossi di seppia" XVII Edizione
Premio Nazionale di Narrativa Inedita "Ossi di seppia" II Edizione

mercoledì 27 luglio 2011

ARTE, ESPRESSIONE DI SE STESSI

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 Psicologa e membro dell’Associazione
  Psicologia in Movimento



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L’Arteterapia consiste nella ricerca del benessere psicofisico attraverso l’espressione artistica dei pensieri, vissuti ed emozioni. Essa utilizza le potenzialità, che possiede ogni persona, di elaborare creativamente tutte quelle sensazioni che non si riescono a far emergere con le parole e nei contesti quotidiani. Per mezzo dell’azione creativa l’immagine interna diventa immagine esterna, visibile e condivisibile e comunica all’altro il proprio mondo interiore emotivo e cognitivo.
Sin dalla preistoria c’è sempre stato nell’uomo il bisogno di rendere manifesto il proprio mondo interiore. L’individuo civilizzato, dotato di funzioni mentali più evolute (linguaggio, ragionamento astratto, per esempio) esprime sé stesso attraverso i concetti, le parole, i ragionamenti. Colui che invece non usa il linguaggio verbale, che ha difficoltà cognitive, relazionali, può esprimere sé stesso solo attraverso il movimento, i suoni, il colore, le forme, i disegni. Ecco perché è il mezzo di comunicazione maggiormente utilizzato dagli psicotici. Anzi, diciamo che l’Arteterapia è stata scoperta grazie a loro.
L’arte permette un’espressione diretta, immediata, spontanea, arcaica ed istintiva di noi stessi che non passa attraverso l’intelletto.
I materiali e le tecniche che il paziente utilizza gli permettono di esprimere, plasmare e dare una identità precisa al problema che l’ha portato in terapia; attraverso l’aiuto del terapeuta è possibile raggiungere una nuova visione di tale difficoltà, un’intuizione, un insight che lo avvicini alla risoluzione.
Infatti, nell’Arteterapia la produzione artistica non avviene in completa solitudine, è coinvolta anche una relazione tra due persone, il terapeuta e il paziente, e nell’ambito di tale alleanza, la propria creazione viene osservata e discussa, un po’ come accade ai bambini quando mostrano il proprio disegno ai genitori, i quali, con affetto, chiedono a loro : “Oh...che cos’è?”.
L’arteterapeuta deve saper accogliere, legittimare, amplificare i messaggi dell’altro con parole, disegni, proposte. Nel fare ciò deve avere una sensibilità estetica capace di cogliere non la bellezza, il gradevole o il piacevole ma il significativo, il comunicativo. In questo contesto i canoni di bellezza non esistono, ciò che conta è la comprensione, l’accettazione e la contemplazione di ciò che il paziente intende comunicare con la propria opera.
I prodotti artistici non devono mai subire “interpretazioni”, il significato è sempre personale, privato, egocentrato e và ricercato attraverso il colloquio, cosicché sia il paziente stesso ad individuare il giusto messaggio della propria creazione.

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Ognuno ha in sé delle risorse proprie e un potenziale autorigenerativo che va semplicemente stimolato. L’Arteterapia svolge questa funzione e ci consente di credere ed essere fiduciosi nelle capacità che tutti quanti noi possediamo.
È preferibile lavorare sulle risorse poiché, utilizzando le parti positive del cliente, si ottengono dei cambiamenti più facilmente e stabilmente che andando a sollecitare le parti negative, oscure.
Dall’Illuminismo in poi, sono stati privilegiati l’aspetto cognitivo, la mente, l’intelletto, la ragione, (aspetti caratteristici dell’emisfero sinistro) a discapito della creatività, della fantasia, dell’intuizione, delle percezioni sensoriali (aspetti caratteristici dell’emisfero destro).
In questo modo le risorse tipiche dell’emisfero destro sono state quasi completamente dimenticate con un conseguente impoverimento della capacità a vivere “con tutto sé stessi” la propria esistenza. L’Arteterapia si pone come obiettivo la riappropriazione di tale patrimonio in quanto può essere un valido sostegno nelle situazioni di difficoltà che la vita ci pone.
Attraverso un disegno, un colore si può contattare l’aggressività. Con la musica si può facilitare l’espressione dei sentimenti e con la danzaterapia il corpo è libero di esprimersi con il proprio linguaggio, al di là delle convenzioni. Attraverso il teatro si ha la possibilità di impersonare ruoli nuovi e mettersi nei panni degli altri.
Così, l’Arteterapia, con le sue tecniche e materiali, favorisce la conoscenza di sé stessi e delle proprie potenzialità e rende possibile l’integrazione di tutte le risorse di cui disponiamo per poter vivere meglio.
L’Arteterapia quindi svolge la funzione non solo di trattamento di malattie ma anche di trasformazione, evoluzione e crescita dell’individuo.
Come nasce l’Arteterapia e qual è la sua storia?
La storia delle arti creative si è spesso intrecciata, fin dall’antichità, con quella della salute mentale.
Gli antichi Egizi incoraggiavano le persone affette da disturbi mentali a “perseguire interessi artistici e frequentare concerti e balletti”.
Anche gli antichi Greci utilizzavano il teatro e la musica per favorire la catarsi, liberare le emozioni represse e ritornare ad una vita equilibrata. I Romani, invece ritenevano che lo studio della letteratura potesse alleviare le sofferenze umane e la musica alleviasse la melanconia. 

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Solo durante il periodo medievale l’arte intesa come cura dei disturbi emotivi subì un vero declino, sostituita dalla magia e dalla superstizione.
Dal Rinascimento in poi, in Europa, la concezione dell’arte e soprattutto dell’artista vivono una vera trasformazione. L’artista viene concepito come una figura dotata di particolare sensibilità e l’opera d’arte viene vista come una sorta di strumento terapeutico che permette l’espressione di una realtà fantastica, che altrimenti l’avrebbe potuto portare alla follia.
Vale la pena ricordare, durante la Rivoluzione Industriale, in Inghilterra, un approccio noto come “terapia morale”: i pazienti con disturbi mentali venivano accolti in rifugi in campagna e qui ricevevano cure, assistenza e svolgevano attività artistiche come la pittura, scultura e musica. Fu in uno di questi rifugi che Vincent Van Gogh trascorse buona parte della sua esistenza.
Nel XX secolo vengono mossi i primi passi verso l’Arteterapia così come viene intesa oggi grazie a Freud e Jung e alla psicoanalisi. L’opera artistica è concepita come l’espressione dell’inconscio e come un derivato del processo di sublimazione degli istinti di base.
Margaret Naumburg, psicoanalista e seguace di Freud, è considerata la fondatrice dell’Arteterapia in America (Art Therapy). Ella scrive: “il processo dell’arte terapia si basa sul riconoscere che i sentimenti e i pensieri più profondi dell’uomo, derivati dall’inconscio, raggiungono l’espressione di immagini, piuttosto che di parole”. Tali immagini esprimono i conflitti e in questa nuova veste appaiono più comprensibili, e quindi, più facilmente risolvibili. La relazione terapeuta-paziente gioca un ruolo importante nel processo terapeutico e il prodotto artistico diviene lo strumento che rafforza tale relazione.
Un’altra fondatrice dell’Arteterapia è Edith Kramer, contemporanea della Naumburg. la quale considera l’opera d’arte come un “contenitore di emozioni” e l’atto stesso del creare come terapeutico di per sé.
Attualmente l’Arteterapia riflette un’ampia varietà di assunti teorici che si collocano in posizioni intermedie tra la Naumburg e la Kramer e forti influenze provengono dall’approccio umanistico, gestaltico, evolutivo e corporeo.
Aree d’intervento e destinatari
Le aree di intervento dell’Arteterapia sono essenzialmente tre:
-Area Terapeutica L’Arteterapia può essere inserita nel programma riabilitativo dei casi di handicap gravi e disturbi psichiatrici (schizofrenia, autismo). Integrandosi al lavoro di equipe fatto di diverse competenze e professionalità (medici, psichiatri, psicologi, logopedisti, ecc) può portare il paziente al raggiungimento di buoni risultati.
In questi casi le tecniche espressive non sono mai le uniche responsabili dei miglioramenti, poiché ciò che “cura” è la relazione terapeuta-paziente, ma diventano gli strumenti che un operatore sensibile può utilizzare per scoprire e conoscere le immagini, le sensazioni e i sogni di un paziente che non riesce ad esprimersi con le parole.

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-Area riabilitativa
 
L’Arteterapia può essere utilizzata anche con bambini, anziani, adolescenti e adulti portatori di handicap fisici in assenza di vere e proprie patologie psichiche. L’Arteterapia diventa un’esperienza ludica, di gioco in cui si è liberi di esprimersi attraverso le proprie possibilità senza ricevere giudizi, né condizionamenti. L’obiettivo non è “fare bene”, ma è comunicare i nostri pensieri ed emozioni così come viene istintivamente fare. Si può produrre anche uno scarabocchio se è questo che riusciamo a fare e ci rappresenta. In questa maniera l’utente con un corpo trasformato o diversamente abile vive il proprio corpo, non lo subisce.

- Area preventiva ed educativa.
 
Le tecniche espressive sono utili per favorire una maggiore conoscenza di sé stessi nei momenti di cambiamento che capitano nella vita. Durante una crisi coniugale, un cambiamento di lavoro, nei casi di leggera depressione a seguito del pensionamento può essere utile liberare le proprie energie creative attraverso un percorso in un laboratorio artistico.
L’Arteterapia non solo agevola la guarigione ma, soprattutto, promuove il benessere.

Cos’è un laboratorio di Arteterapia?
 
Anche se il laboratorio di Arteterapia rispetta tutte le regole del setting terapeutico (ossia lo spazio e il tempo è ben definito e tutto ciò che accade all’interno di tale spazio e tempo acquisisce un significato che facilita la comprensione del paziente) appare come un ambiente molto diverso dal classico studio dello psicologo. Il laboratorio è uno spazio ampio, luminoso e ricchissimo di stimoli. Vi si trova di tutto: carta, matite, colori, das, stoffe, lane, legno,farina, teli, burattini, strumenti musicali. Si può trovare anche uno spazio vuoto, libero da stimoli, da riempire come si vuole.
Nel laboratorio, su indicazioni dell’arteterapeuta, ci si può dedicare:
- alle arti visive. Si può disegnare, colorare, modellare das o creta, utilizzare fotografie o filmati;
- alla musicoterapia. Si può ascoltare musica per favorire una maggiore attivazione o il rilassamento;
- alla danzaterapia, con cui di certo non si apprendono coreografie ma si impara a liberare il corpo consentendogli di esprimere pensieri, emozioni e sentimenti;
Alla teatroterapia, che permette di comunicare con il corpo e con la voce, di osservare il mondo con gli occhi di un altro e di giocare con ciò che è finzione e ciò che è verità;
Al gioco. Si propongono i giochi che fanno i bambini: rubabandiera, nascondino, lanciare la palla, ecc. Il gioco allena il bambino (e anche l’adulto) alla vita e gli permette la ricerca del sé, di un sé corrispondente ai proprio bisogni.
Ed è sempre nella direzione del gioco che viene svolto il lavoro nei laboratori artistici, affinché l’Arteterapia sia vissuta come un’attività “ludica e divertente” che accompagna l’individuo in uno dei viaggi più affascinanti dell’uomo: la scoperta di se stessi.

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Bibliografia:
  • Giusti E. , Piombo I. (2003), Arteterapie e Counseling espressivo. Ed. Aspic
  • Naumburg M (1966) , Dynamically oriented art therapy: its principles and practices, Grune & Stratton, New York.
  • Kramer E. (1977) Arte come terapia nell’infanzia. Ed. La Nuova Italia.
  • Ulman E. (1961), Art-therapy: problems and definition, in “Bullettin of Art-Therapy”, II, 2.
  • Warren B. (1995), Arteterapia in educazione e riabilitazione. Arti visive, danza, musica, attività teatrale, racconti, maschere e burattini. Ed. Centro studi Erickson.


domenica 17 luglio 2011

E se leggessimo una fiaba?

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Una fiaba, per sognare ancora
 
E’ un luogo tutto da scoprire, una nuova terra da esplorare. Dopo averla perlustrata e conosciuta non si può più essere quelli di prima.
E’ come un sogno che si cala nel momento presente, esprimendo ciò che avviene nella nostra mente, colmandone i vuoti e armonizzando la tendenza della psiche alla discontinuità dei pensieri, ossia l’attitudine al “chiacchiericcio” mentale, causati dai vissuti personali.
Leggere o ascoltare una fiaba offre la possibilità di appianare proprio questa frammentarietà e discontinuità . Come togliersi delle schegge di ghiaccio dal cuore per poter vivere il flusso vitale della vita, nella scia dell’amore incondizionato che definisce ogni esistenza.
Visitare le fiabe vuol dire perciò intrattenersi con la profondità del nostro essere e della nostra esistenza, senza temere di esserne risucchiati o di perire… in quanto qualsiasi azione non viene compiuta da noi in prima persona, ma dai personaggi della storia.

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La Fiaba-Terapia
 
La fantasia e’ un mare infinito che spazia in lungo e in largo. Ci fa assaporare l’interminabile e l’inesauribile, ma rischia, d’altro canto, di buttarci letteralmente in una visione illusoria della realtà col rischio di alimentare di troppe aspettative i nostri obiettivi e desideri.
Uno dei più grandi patrimoni interiori degli esseri umani e’ l’immaginario.
L’immaginario unito ad un lavoro di ascolto/consapevolezza, ma soprattutto di scrittura creativa (un tipo di scrittura che non segue per forza il senso dei pensieri razionali, ma si sviluppa come un flusso spontaneo e libero di parole e frasi, anche apparentemente senza senso), che la persona fa in una seduta di Fiaba -Terapia, crea una solida base per il cambiamento profondo, in quanto ne costituisce il "campo da arare".
Essendo questo campo circoscritto da confini definiti (ogni campo ha un perimetro), la stessa infinitezza della fantasia ne viene contenuta, strutturata e perciò valorizzata. Come un campo fertile pieno di piante, fiori e frutta.
Con la scrittura libera della fiaba, emerge ciò che in quel momento e’ urgente per noi ed e’ pronto per essere osservato, accolto ed elaborato.
Il fantasticare perciò e’ fonte di informazioni e significati racchiusi, che una volta elaborati nella seduta di Fiaba-Terapia diventano decifrabili per la comprensione della ragione umana.
Perciò dal momento in cui iniziamo a scrivere una fiaba, la fantasia non costituisce piu’ un mondo nel quale rifugiarsi per sopportare meglio la realtà, bensì un mondo da usare per arricchire la realtà medesima, grazie all’ispirazione e all’intuizione che mano a mano scaturiscono dal racconto e dall’analisi dello stesso.
In poche parole, diamo un’attenzione specifica e una finalità al nostro immaginario, ossia ne incanaliamo e circoscriviamo l’estro e la fantasia all’interno dell’area d’azione del nostro stesso obiettivo dichiarato in seduta, cosicché implicitamente, riconosciamo al mondo del fantastico un’importanza che, grazie alle fiabe, ci ritornerà come sempre nuova ricchezza acquisita.

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Con l’ausilio dei racconti fantastici, possiamo discendere sempre più giù nei luoghi dell’interiorità che la mente cosciente non potrà mai esplorare, se non con il tramite fornito proprio dall’inconscio, preziosa fonte interiore, che sulla base di una nostra precisa richiesta e bisogno, ci risponde prontamente, pur se in forma simbolica. Cioè non direttamente, ma sottoforma di rappresentazioni, un po’ misteriose, che alludono a molto di più di ciò che sembra essere… e che pertanto contribuiscono ad ampliare l’area d’azione terapeutica.
Come dire che "tutto ciò che dai ti ritorna": i semini del fantastico, piantati in un campo ben definito, circoscritto e "accogliente", come quello dell’ ambito terapeutico, fanno nascere e crescere nuovo nutrimento "di ritorno" verso la persona stessa.
Più usi il regno della fantasia, più esso si rivitalizza, permettendo al nostro inconscio di parlare e perché no, anche di gioire.
Per inconscio non intendo solo una parte totalmente oscura alla coscienza, bensì un mare ancora (per ora) sconosciuto, di infinite possibilità. Quella parte di noi che sa tutto in assoluto, che conosce ciò che e’ bene per noi e ciò che siamo pronti a recepire e ad affrontare tramite la nostra parte cosciente.
Quest’ultima non ha una visione globale; pertanto affrontare i problemi a questo livello puo’ essere il piu’ delle volte solo un’azione difensiva e perciò limitata.
Al contrario, affrontare i problemi tirando in causa direttamente l’inconscio, costituisce un’azione diretta e saggia, in quanto si va dritti verso il nocciolo della questione.
Ecco perché il lavoro con le fiabe e’ anche un’attività decisamente SPIRITUALE !
Perché ci consente di contemplare e consultare il cosmo di infinite possibilità interiori. Il nostro universo infinito, la Risorsa Divina che sostiene le nostre radici vitali, qui sulla Terra. E lo fa attraverso il racconto: un fiume di parole che definisce cose e azioni fino al "e vissero felici e contenti” e che sancisce il superamento di tutte le avversità.
Con la scrittura libera e creativa di una fiaba, vediamo uscire dalla penna le parole che in quel momento rappresentano la nostra più profonda interiorità.
"Noi siamo le nostre parole": l’uomo ha il potere perché ha la parola.
La parola ci offre il potere di definire le cose terrene, area d’azione della fisicità umana, però non può spiegare totalmente l’esperienza numinosa (Divina) , ossia non può chiarire completamente le qualità di Dio, le esperienze miracolose, misteriose e magiche della vita, quel che si dice "quando la realtà supera la fantasia". L’uomo non potrebbe spiegarle ad un suo simile se non avesse a disposizione il linguaggio fantastico.
Solo il linguaggio del mondo magico della fantasia ha la licenza e l’efficacia di FAR COMPRENDERE a noi esseri umani (anche se solo a livello inconscio) il sottile senso del magico e del Divino, adempiendo e onorando il bisogno dell’umanità di CONDIVIDERE con i propri simili le esperienze incantate e prodigiose della vita; affinché l’inspiegabile si tramuti in trasparente e conoscibile, per avvicinare sempre più il mistero soprannaturale al rigore dell’umano ragionamento logico.

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Cosa è un simbolo?
 
Con i simboli e il linguaggio fantastico, in un certo senso, ci permettiamo di giocare con le parti sconosciute di noi e ciò implicitamente vuol dire dichiararsi già disponibili ad un profondo ascolto interiore, ad uno sguardo aperto e amorevole verso noi stessi e verso il nostro prezioso inconscio.
In pratica ogni cosa esistente sulla Terra (vivente o no), in quanto tale e’ un catalizzatore di significati molto più ampi rispetto a ciò che sembra.
Ogni cosa, animale, pianta, fiore, frutto, etc… già per il fatto di esistere, si esprime in tutte le sue massime possibilità di colori, forme, odori, suoni, sensazioni, azioni etc., che però noi esseri umani riusciamo a cogliere solo superficialmente.
Infatti un simbolo e’ come un’ incarnazioni in sintesi di un concetto molto più ampio che l’inconscio individua immediatamente, mentre la coscienza necessita di un’elaborazione approfondita per comprenderlo.
Quando emerge un simbolo dagli angoli più remoti della psiche e’ come aver pescato il pesciolino d’oro dell’omonima fiaba: un contatto magico con un elemento vivificante che ci apre una porta sulle possibilità di realizzazione dei veri desideri del cuore e la loro possibilità di manifestazione nella quotidianità: "chiedi e ti sarà dato", appunto.
Oltre alla creazione di fiabe personali attraverso una scrittura libera, creativa e di scoperta, un altro aspetto della Fiaba-terapia e’ il lavoro capillare e mirato sulle fiabe famose.
...Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Il Gatto con gli stivali, etc. etc… non a caso sono diventate famose… ed eterne. Esse trattano temi comuni all’umanità intera e alle sue diverse culture. Ciò vuol dire che possiamo lavorare su un nostro tema personale, attingendo ad una fonte antica di possibili risposte.
I meccanismi che si innescano col materiale fiabesco sono già validati dai nostri antenati, che hanno trasmesso le storie ai posteri, proprio perché ne avevano percepito, quasi senza rendersene veramente conto, il grande valore trasformativo. E’ come se cogliessimo un frutto dai luoghi lontani della fantasia per nutrircene.
In seduta questi "frutti", vengono sezionati nel loro potenziale simbolico ed energetico e ne viene valutato ogni aspetto e significato, affinché colmino la psiche di infinita ispirazione. Insomma, i simboli, le azioni e tutti gli elementi contenuti nelle fiabe (sia scritte da noi, sia quelle famose) ci forniscono sempre nuovi spunti su cui lavorare e sostengono il terapeuta nell’ impostare l’evoluzione di una terapia efficace.

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Infatti i simboli lavorano trasversalmente e contemporaneamente attraverso tutti i piani della psiche della persona. Essi costituiscono l’espressione comune, il filo conduttore nell’inconscio di tutti gli esseri umani. Non per niente i simboli sono alla base del linguaggio metaforico, tramite il quale il cervello pensa, agisce, conclude e risolve per similitudine.
Essi contengono pertanto un potenziale universalmente riconosciuto, globalmente compreso e perciò potente. La metafora favorisce un dialogo interiore che esula dal mentale perciò, quando comprendo la logica di una sequenza di azioni simboliche, soddisfo implicitamente anche la sequenza logica dei pensieri razionali. In tal modo risolvo il problema sia a livello intrapsichico profondo, sia nel complesso di tutte le sue aree d’azione, evitando la frammentazione intellettuale, a cui purtroppo tende incessantemente la mente umana: il cosiddetto “raccontarsela su”, quella tendenza della mente a cercare un forzato concatenamento logico tra i pensieri, solo per amor di coerenza a tutti i costi e non di reale comprensione profonda.
Come avrete percepito, qualsiasi vicenda fiabesca può rappresentare in un certo senso, sia un’intera vita, sia i cicli degli stati d’animo che si alternano nella vita di tutti i giorni. I cosiddetti "alti e bassi", dove nella zona "alta" c’e’ la nostra risposta emotiva positiva ad una bella notizia, ad una giornata di sole, ad una scoperta, all’armonia che percepiamo in quel particolare momento.
Nell’area "bassa" invece regna l’istante dello sconforto, del panico, dello smarrimento etc.
Nelle fiabe l’affrontare il bosco, la foresta o il deserto, e’ il momento del perdersi, perché questi sono i luoghi dell’inaccessibile, rispetto alle aspettative coscienti dove regna il "come dovrebbero andare le cose secondo noi". Questi sono luoghi dove, senza un motivo apparente, ci troviamo di colpo e ci smarriamo, perdiamo le nostre certezze e vediamo sgretolarsi le illusioni, come spesso ci succede quando ci assale un’ improvvisa e apparentemente inspiegabile tristezza.
Ma se nella vita questi momenti sono definiti da termini come "depressione", tristezza, apatia, abbattimento, disperazione, etc., nelle fiabe essi assumono la connotazione del non trovare più l’uscita dal luogo buio, oscuro e misterioso. Luogo dentro il quale però, segue anche un automatico ritrovamento: perché nel buio e nell’incognita della foresta giunge sempre una prova, cioè uno stimolo, o un personaggio strano, un’ animale, ossia un’opportunità di una nuova relazione con una parte di noi, per forza di cose su un piano diverso: l’opportunità di scoprire e cogliere i suggerimenti di un inedito e ritrovato alleato interiore.

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Grazie alle fiabe e ai simboli, i momenti "no" possono parlarci attraverso le piccole o grandi presenze che emergono dal fitto buio della foresta e vanno incontro (o contro) all’eroe, a noi stessi, che le dobbiamo affrontare. Dove affrontare non e’ combattere, ma semplicemente "ascoltare". E dove eventualmente combattere, vuol dire guardare in faccia ad una nostra grande paura per poterne smorzare i toni.
Nell’apparente vagare nella foresta (e se vogliamo uscirne) impariamo, volenti o nolenti, ad ascoltare cosa ha da dirci quella particolare energia dentro di noi, rimasta fino a quel momento relegata e in attesa di incontrarci. In tal modo essa può dare forza al nostro eroe interno, al suo potere…al nostro potere.
Dopo questo contatto, dopo queste scoperte, nella vita di tutti i giorni sarà sufficiente applicare anche solo un piccolo suggerimento, di quel personaggio, cosa o animale parlante… Mettendolo in pratica, già implicitamente lo ascoltiamo e lui di conseguenza si può acquietare: così che nel fitto della foresta incomincia a penetrare la luce del sole.
Il nostro stato d’animo cambia, si rasserena e perché no, potrebbe anche rallegrarsi.

A cura di Giovanna Cantoni





 http://imc.unilibro.it/find_buy/vcm.asp?copertina=9788886479622&prodotto=libro

Guarire con le fiabe. Come trasformare la propria vita in un racconto


Libro di Varano Maria

edito da Meltemi, 1998

 

Descrizione

"Spesso chiedo ai miei pazienti in quale fiaba classica piacerebbe loro abitare o quale personaggio vorrebbero interpretare". Questo libro raccoglie le risposte date all'autrice che racconta così una storia di "storie", miti e leggende personali, narrazioni originali di persone diverse, metafore dell'esistenza. E ci fa comprendere come riproducano le tappe fondamentali dello sviluppo individuale e dell'evoluzione collettiva divenendo metafore della storia dell'umanità. Le fiabe sono infatti un viaggio avventuroso in cui gli individui si muovono: rendono attraente l'esperienza del cambiamento e permettono quel decentramento emotivo che fa rivedere e ripercorrere momenti di vita che divengono storia e non solo tempo passato.