Quante volte abbiamo paragonato la nostra vita ad un romanzo, o all'intricata sceneggiatura di un film... abbiamo desiderato tuffarci fra le pagine del nostro libro preferito per diventarne il protagonista principale, l'eroe che con prodigiosa forza d'animo supera ogni difficoltà; quante volte avremmo voluto entrare magicamente nello schermo mentre il nostro film illuminava la sala, ma proprio sul finale abbiamo capito che VIVERE è meglio che SOGNARE...
Se fossi Leonardo,
se fossi Leonardo,
se fossi Leonardo
quante cose inventerei!
Mi piacerebbe tanto inventare
le braccia con le ali per volare
e volteggiare come un aquilone
sul traffico che tocca la città.
Sarebbe una bellissima invenzione
crear l'ombrello col termosifone
al sotto zero più non penserei
e il raffreddore più non prenderei.
Se fossi Leonardo
quante cose inventerei
ma non per me soltanto,
anche per gli amici miei.
Non sono Leonardo e inventarle io non so
ebbé, ebbè, si fa quel che si può.
Immaginate un poco che scalpore
se io inventassi i piedi col motore
sarebbe riposante camminare
però c'è un'altra cosa da inventare.
La penna che sa scrivere da sola
in un minuto i compiti di scuola
i cinque e i quattro più non prenderei
e il primo della classe io sarei.
Se fossi Leonardo
quante cose inventerei
ma non per me soltanto,
anche per gli amici miei!
Non sono Leonardo e inventarle io non so
ebbé, ebbé, si fa quel che si può.
Non sono Leonardo e inventarle io non so
ebbé, ebbé, si fa quel che si può!!!
Andavo pazza per il gioco del “Se fosse” con cui Raffaella Carrà intratteneva il pubblico pomeridiano della Rai, parecchi anni fa. Lo scopo del gioco – per i marziani che non lo sapessero – era quello di indovinare un personaggio tracciandone un profilo per comparazione, ossia associandolo ad altro tramite la locuzione “Se fosse”: “Se fosse un colore o una città o un lavoro o un odore eccetera”.
L’altro giorno pensavo che se io fossi il personaggio di un libro – e qualora non potessi sceglierei quale (perché in questo caso mi riserverei sicuramente il ruolo di Daisy nel Grande Gatsby in modo da cambiare il destino di Jay) e dovessi assumere un’identità romanzesca solo in virtù di attitudini e predisposizioni caratteriali – sarei sicuramente il Bianconiglio creato da Lewis Carroll.
Il Bianconiglio, apparso per la prima volta nel 1862 in Alice’s Adventures Underground e nel 1865 in Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglieè il coniglio bianco con panciotto e orologio nella zampa, che corre davanti ad Alice solleticando la sua innata curiosità.
Ora nelle migliaia di pagine scritte sul libro di Carroll di solito si sostiene che il Bianconiglio – spingendo Alice ad addentrarsi nel mondo magico in cui vivrà mille avventure – sia il simbolo della curiosità e dunque della conoscenza, della scoperta, dell’apertura al mondo. Io ho letto Alice – nelle varie storie – deliziandomi della gioia inventiva del suo autore e godendo dei continui mutamenti di regole e stravolgimenti della realtà con cui i personaggi vivono nel loro mondo fantastico, ho adorato persino la perfida Regina di Quadri, ma non mi sono mai soffermata troppo sugli elementi simbolici della narrazione, mi piaceva di più l’aspetto linguistico del testo.
E in realtà, il motivo per cui mi sento più vicino al Bianconiglio che alle migliaia di altri personaggi conosciuti nella mia carriera di lettrice, è che come lui anche io vivo con l’orologio sempre in primo piano e ripeto continuamente: “E’ tardi. E’ tardi”. Come se nei posti non ci si potesse mai andare camminando, ma solo correndo e sempre con la sensazione che tutto sarà inutile perché non si arriverà mai in tempo. A meno che non mi perda in qualcosa (o in qualcuno) e il tempo allora diventa totalmente relativo.
Qual è il vostro alter ego letterario? Spero sia meno nevrotico del mio.
Chart annuale:Top 10 (22 milioni di copie nel mondo)
Altri interpreti:Johnny Dorelli - MusicaItalia per Etiopia (#3, maggio 1985, Top 30 annuale) - Gipsy Kings (#24, giugno 1990) - Bobby Ryddell - Dean Martin - Al Martino
Il 31 gennaio 1958 rappresenta, per la musica italiana, più o meno ciò che il 14 luglio 1789 reppresenta per l'umanità intera: "la" rivoluzione. Quel giorno al festival di Sanremo, un attore pugliese di modesto successo, Domenico Modugno, presentò un bizzarro brano che trattava di un uomo che si dipinge la faccia e le mani di blu e vola felice nel blu del cielo, giungendo trionfalmente al primo posto della gara canora. Il pubblico accolse la canzone con fervore: alla fine dell'ultimo ritornello, la sala esplose e la gente si mise a gridare e a sventolare i fazzoletti.
Con "Nel blu dipinto di blu", Modugno riscosse un clamoroso successo internazionale, (dove è più nota come "Volare") mai eguagliato da nessun altro cantante italiano, nè prima nè dopo: rimase per 13 settimane al primo posto delle classifiche statunitensi (ed all'epoca, l'unica canzone che nel mondo aveva venduto più dei ventidue milioni di dischi della canzone di Modugno era "White Christmas" di Bing Crosby).
"Volare" diventò l'emblema stesso dell'Italia e del suo boom economico di quegli anni (non a caso, in tempi più recenti, è stata addirittura proposta come inno nazionale).
Modugno era rivoluzionario, non solo per il tema trattato, ma anche per il modo in cui esso venne presentato: la canzone parla di un volo nel cielo, ed in psicanalisi, il volo è il simbolo dell'atto sessuale. Le parole, opera del genio di Franco Migliacci (pari, se non superiore, a quello di Mogol) rappresentavano un'esplosione di gioia sensuale e un viaggio al centro dell'esperienza amorosa.
Fu anche la prima volta che i critici musicali, per nobilitarla, parlavano della canzone come di un testo poetico, un esempio di ermetismo in canzone, proponendo un accostamento della musica leggera alla poesia, accennando ai nomi di roboanti poeti come Montale, Quasimodo e Ungaretti: patetici (i critici).
Modugno, sul palco del Festival di Sanremo, ruppe decisamente con la tradizione musicale italiana e introdusse non solo un nuovo modo di scrivere canzoni, ma anche un nuovo modo di interpretarle. Emergeva cioè per la prima volta, con Modugno e "Nel blu dipinto di blu", l'unità di testo e musica e interprete - la caratteristica principe di quella che è la moderna canzone d'autore - e la necessità di una loro intima coerenza, esaltata, oltre che dallo spessore e dall'intensità del "personaggio" Modugno.
Il fatto che Modugno stesso interpretasse la propria canzone rappresentava una novità al Festival del 1958. La norma prevedeva infatti che i brani venissero interpretati non dall'autore, bensì da un cantante che in genere presentava addirittura più di una canzone. Però, nessuno dei cantanti di allora tradizionali fu disposto a interpretare l'opera di Modugno. L'organizzatore, quindi, impose all'autore di cantarla lui stesso. Modugno allora ricorse alla sua esperienza teatrale.
Non fu solo la canzone che trionfò, ma anche, attraverso la televisione, l'immagine dell'aspirante attore, con la voce di gola e i baffetti alla Clark Gable, rappresentante di un nuovo tipo di cantante. Infatti, per Modugno, venne coniato il termine "cantattore" da parte degli estimatori dell'artista pugliese.
L'affermazione di Modugno diede il "la" a tutte le successive scuole "cantautorali" italiane: da quella genovese di Paoli, Lauzi, Bindi, Tenco a quella milanese di Gaber e Jannacci, giù giù sino ai successivi cantautori degli anni '70 e '80. Scusate se e' poco...
A metà anni '80, sullo stile del successo di "USA for Africa", fu interpretata da un coro di All-Stars italiane a scopo di beneficenza denominato, fatte le debite proporzioni, "Italia per Etiopia", ricevendo ancora un discreto successo.
Penso che un sogno così non ritorni mai più;
mi dipingevo le mani e la faccia di blu,
poi d’improvviso venivo dal vento rapito
e incominciavo a volare nel cielo infinito…
Volare… oh, oh!…
Cantare… oh, oh, oh, oh!
Nel blu, dipinto di blu,
felice di stare lassù.
E volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più su,
mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù,
una musica dolce suonava soltanto per me…
Volare… oh, oh!…
Cantare… oh, oh, oh, oh!
Nel blu, dipinto di blu,
felice di stare lassù.
Ma tutti i sogni nell’alba svaniscon perché,
quando tramonta, la luna li porta con sé.
Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli,
che sono blu come un cielo trapunto di stelle.
Volare… oh, oh!…
Cantare… oh, oh, oh, oh!
Nel blu, dipinto di blu,
felice di stare quaggiù.
E continuo a volare felice più in alto del sole ed ancora più
su,
mentre il mondo pian piano scompare negli occhi tuoi blu,
la tua voce è una musica dolce che suona per me…
Volare… oh, oh!…
Cantare… oh, oh, oh, oh!
Nel blu, dipinto di blu,
felice di stare quaggiù.
Nel blu degli occhi tuoi blu,
felice di stare quaggiù,
con te!
English Translation:
I think that a dream like that won’t never return
I painted my hands and my face with blue
Then suddenly, I was taken by the wind
And I began to fly in the endless sky…
Flying….oh oh…
singing…oh oh oh oh!
In the blue sky, painted in blue,
so glad to be there
And I was flying and flying, happily higher than the sun and more
While the world was slowly disappearing so far away
A sweet music was singing only for me
Flying….oh oh…
singing…oh oh oh oh!
In the blue sky, painted in blue,
so glad to be there
But all the dreams fall away in the rise because
The moon brings them away when it falls
But I’m still dreaming in your beautiful eyes
That are blue like the sky painted with stars
Flying….oh oh…
singing…oh oh oh oh!
In the blue sky of your blue eyes,
so glad to be there
And I don’t stop flying happily higher than the sun and more
While the world is slowly disappearing in your blue eyes
Your voice is a sweet music that sings for me
Flying….oh oh…
singing…oh oh oh oh!
In the blue sky of your blue eyes,
so glad to be there
In the blue sky of your blue eyes,
so glad to be there with you